Skip to content

Il desiderio italiano (e non solo ndr) di essere servi

maggio 2, 2011


Guido Viale

estratti da un articolo apparso sul Manifesto del 29.04.2011

[…] Il servilismo è la ricerca di un’affermazione personale – anche minima, anche irrisoria; solo a volte ben remunerata – a spese della propria autonomia. Cioè, non in base a quello che siamo, o ci sforziamo di essere, o abbiamo acquisito col tempo e a fatica; bensì rinunciando a tutte queste cose; mettendoci “a disposizione” del padrone di turno. Pronti non a sviluppare un nuovo modo di pensare – benvenga!- ma solo a passare a un diverso padrone, che ci dirà lui che cosa possiamo e dobbiamo “pensare”.

Il servilismo è la rinuncia sistematica e volontaria alla propria dignità. Al servilismo è strettamente legato il razzismo, anch’esso dispiegato, feroce e ostentato in tutte le sue sfaccettature oggi più che mai. Il razzismo è la rivendicazione di un rango, anche infimo, legato alla nascita, al proprio territorio, alla propria lingua, alle proprie abitudini, alla propria appartenenza a un “corpo sociale”: un simulacro di una “dignità” affidata a una dimensione fantastica proprio da chi si sente schiacciato e perdente in un contesto dominato dalla competizione; costretto a “farsi servo” per cercare di conservare il proprio status. Il razzismo alligna sempre, in qualche forma sopita, dentro ciascuno di noi, ma si sviluppa – ce lo ha mostrato Zygmunt Bauman fin dai tempi di Modernità e Olocausto – solo quando è fomentato e coltivato dall’alto, come compensazione delle frustrazioni di un’esistenza precaria. […]

Oggi la voglia di affermare la propria dignità, la legittimità dei propri desideri, delle proprie aspirazioni, dei propri sforzi, ritorna con forza a farsi strada all’interno di molti dei processi di lotta o di resistenza che animano la scena sociale: e non solo da noi, ma anche, e molto di più, in paesi vicini da cui da troppo tempo avevamo colpevolmente distolto lo sguardo. In tutti i casi – i movimenti nostrani come le rivolte di altri popoli – si tratta di un fenomeno che va salutato con rispetto e accolto con gioia. […]
Si discute molto in questi mesi, soprattutto a proposito delle nuove generazioni, di una “scomparsa del desiderio” legata alla dissoluzione della figura del padre e del senso del limite che essa impone. Chi ha avuto occasione per motivi professionali di osservare da vicino questo fenomeno è certo attrezzato a parlarne con cognizione di causa. Ma visto dall’esterno, e con diversità lessicali in cui si rispecchiano approcci tra loro distanti, l’impressione che si ricava da questo dibattito è quella di una distorsione ottica. Più che prodotto dalla ricerca di un godimento illimitato indotta dal consumismo, la “scomparsa del desiderio” sembra manifestarsi, per lo più, come uno stato di depressione provocato da un mondo senza sbocchi diversi dal servilismo. È difficile, infatti, desiderare di farsi servi; anche se molti lo fanno: soprattutto per mettersi in grado di poter a loro volta asservire altri. Ma nella rivendicazione della dignità che torna a fare capolino come evento dirompente nei movimenti di questo periodo c’è la potenzialità di una reazione e di una “cura” della depressione. propria di un mondo senza sbocchi.

No comments yet

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: