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Il populismo secondo Laclau

maggio 26, 2011


di Michela Russo

Premessa
Il termine populismo, afferma Laclau, non possiede alcuna «unità referenziale proprio perché non designa un fenomeno circoscrivibile, ma una logica sociale, i cui effetti coprono una varietà di fenomeni. Il populismo è, se vogliamo dirla nel modo più semplice, un modo di costruire il politico». O, rovesciando i termini, il momento politico par excellence viene a coincidere, per Ernesto Laclau, con la costruzione del popolo.

Ernesto Laclau, teorico di origine argentina, è noto in Italia grazie alla recente traduzione di On Populist Reason (2005) e Contingency, Hegemony, Universality (2000), e pur tuttavia calca le scene del dibattito filosofico-politico anglosassone sin dalla seconda metà degli anni Ottanta, in particolare a partire dal volume Hegemony and Socialist Strategy (1985), scritto a quattro mani con Chantal Mouffe. Molte le parole spese sulla parabola intellettuale di questi due autori, in particolare per quel che riguarda la rielaborazione da loro operata della teoria gramsciana dell’egemonia nei termini di una Discourse Theory. Non intendiamo, qui, aggiungere l’ennesima parola in un dibattito che, giocato esclusivamente sul dettaglio, finirebbe nel dominio inaccessibile degli specialisti. Tantomeno intendiamo restituire una summa della produzione laclauiana. In questo spazio di riflessione dedicato al lessico della postmodernità cercheremo, per quanto possibile, di comprendere le “ragioni” di questo percorso intellettuale che, a partire dall’imprescindibile sodalizio intellettuale con Chantal Mouffe, raggiunge il suo culmine nell’analisi del concetto di populismo, al fine di affrontarne criticamente la posta in gioco, sia da un punto di vista teorico che politico.

Quella di Laclau è, infatti, una duplice ambizione. Da un lato si propone di analizzare la natura e le logiche di formazione delle identità collettive; dall’altro – e al tempo stesso – di gettare le basi per una concreta proposta politica in seno al dibattito “democratico” mondiale. Nell’intreccio di alcuni dei punti di riferimento fondamentali per il pensiero post-strutturalista – in particolare psicoanalisi lacaniana, linguistica saussuriana e marxismo prevalentemente di matrice gramsciana ed althusseriana – prende così forma l’idea di democrazia radicale e plurale.

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