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Lugano: Soggetto indesiderato

giugno 24, 2011

 


di Francesco Bonsaver
(articolo tratto dal settimanale di critica sociale Area)

La storia che andiamo a raccontare ha dell’incredibile. La scena si svolge alla stazione di Lugano. È poco prima di mezzanotte dello scorso giovedì. Mentre l’ennesimo temporale di questo giugno bizzarro si scatena, Claudio, un ragazzo le cui gambe sono paralizzate, sta strisciando per terra perché sprovvisto della sua inseparabile sedia a rotelle. Strisciando raggiunge una panchina vicina all’entrata principale. Poco dopo gli si avvicinano tre agenti della polizia ferroviaria. Non hanno idea di come comportarsi nei suoi confronti. Tra le varie opzioni, vi è anche quella di caricarlo sul primo treno diretto in Italia, dove Claudio risiede.
Un passante, un giovane di nome Lio, incuriosito dai loro discorsi si avvicina. Si oppone all’idea di mettere Claudio nel suo stato su un treno e si offre di trovargli un tetto per la notte. Lio telefona a Casa Astra di Ligornetto, l’unico rifugio esistente per i senza tetto in Ticino. Il responsabile di Casa Astra risponde che, malgrado i letti siano tutti occupati, una sistemazione l’avrebbe trovata. Purtroppo c’è un problema; non dispone di un’auto per venire a prendere Claudio a Lugano. Scartata Casa Astra, Lio contatta la Croce rossa di Lugano, per scoprire che il dormitorio della città è stato chiuso a inizio anno. Non resta che un’unica soluzione, il centro sociale il Molino. Lio chiama un taxi e, aiutato dall’autista (disgustato dalla storia, farà poi lo sconto), sistemano Claudio nell’auto.
Giunti al centro sociale, Lio trasporta sulle sue spalle Claudio nella stanza abitualmente utilizzata dagli artisti che si esibiscono al Molino. Il mattino seguente, i militanti del centro sociale recuperano una sedia a rotelle, gentilmente messa a disposizione dall’Atgabbes, l’associazione dei genitori di bimbi diversamente abili.
Fin qui la storia positiva, intrisa di solidarietà. Resta da capire come Claudio si sia trovato abbandonato a notte fonda alla stazione di Lugano senza l’indispensabile sedia a rotelle. Ripercorriamo la sua giornata e in parte la sua storia grazie al racconto da lui fatto ad area. Le testimonianze raccolte da area coincidono con quanto ci ha raccontato.
Claudio è un ragazzo romeno, di origine sinti. Da otto anni vive in Italia. In seguito a un grave incidente, da qualche anno ha perso l’uso delle gambe ed è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Nelle sue condizioni non trova lavoro e di assistenza sociale neanche a parlarne essendo romeno. L’unica risorsa per avere qualche soldo è l’elemosina. Claudio non ne va particolarmente fiero, ma nelle sue condizioni le scelte sono un lusso che non può permettersi. Quel giorno decide di venire a Lugano per raccogliere qualche franco. L’aveva già fatto altre volte in passato. Quel giovedì la generosità dei ticinesi è grande. Nell’arco dell’intera giornata raccoglie poco più di trecento franchi. Ma gli agenti della polizia comunale, ligi alle direttive municipali di tolleranza zero nei confronti di chi pratica l’elemosina, lo fermano e lo consegnano alla polizia cantonale. Stando alla versione dei fatti esposta da Claudio, i poliziotti gli sequestrano 250 franchi quale multa per accattonaggio abusivo senza rilasciargli alcuna ricevuta. La discussione si fa accesa, volano parole grosse e Claudio viene messo alla porta.
L’entrata della sede della polizia cantonale in via Bossi non è accessibile ai disabili. Tre gradini fungono da barriera architettonica a una persona in carrozzella. Claudio chiede aiuto ai poliziotti, loro lo avrebbero deriso e lui per tutta risposta sarebbe sceso da solo dai gradini con la carrozzella. Quest’ultima si sarebbe mezza sfasciata nell’ardita discesa. Siamo a sera inoltrata, verso le nove e Claudio, particolarmente arrabbiato, si reca all’Ospedale civico nella speranza che possano riparargli la carrozzella o dargliene una funzionante. Raggiunto l’ospedale col bus, si presenta al pronto soccorso. Alla ricezione racconta quanto gli è accaduto. L’infermiera spiega che vista l’ora, non c’è più nessuno del servizio tecnico in grado di riparargli la carrozzina o dargliene una sostitutiva. Chiede a Claudio se ha bisogno di cure mediche. Lui risponde negativamente. Vorrebbe solo una carrozzella funzionante o trovare un posto dove dormire vista l’ora. L’infermiera telefona a qualche ente senza risultati. A Lugano non esiste alcuna struttura che garantisca un tetto d’urgenza. Non sapendo che fare, l’infermiera avvisa la polizia. Pochi minuti dopo arriva una pattuglia della polizia cantonale, e carica Claudio sull’auto per portarlo in stazione. Claudio rifiuta di far caricare nella vettura la malridotta carrozzina perché ormai inutilizzabile. La carrozzella resta dunque sul piazzale esterno dell’ospedale. Arrivati alla stazione, in zona buffet, Claudio sarebbe stato fatto scendere e lasciato in strada, sotto la pioggia. «Ero molto arrabbiato. Ho sicuramente detto cose spiacevoli ai poliziotti. Ma credo che in ogni caso non si possa abbandonare una persona in questo stato». Strisciando, avrebbe raggiunto una panchina dell’entrata principale, dove poi ha incontrato i tre poliziotti della ferroviaria e il suo provvidenziale “salvatore” Lio.

La Polizia: «allontanato per accattonaggio»

La Polizia cantonale da noi contattata ha fornito una lettura leggermente diversa dei fatti, ma sostanzialmente simile alla versione di Claudio. Sul fatto che sia stato lui a rifiutare la carrozzina malridotta, che sia sceso autonomamente dall’auto giunto in stazione, per poi accasciarsi e sedersi appoggiato a un muro non ci sono divergenze. La Polizia cantonale tiene poi a specificare: «Un’ora dopo, la stessa pattuglia è tornata sul posto per verificare che andasse tutto bene. Non avendo incontrato nessuno, gli agenti hanno ritenuto che Claudio fosse rientrato in Italia col treno. La polizia cantonale tiene a precisare che gli agenti intervenuti all’ospedale non erano gli stessi che avevano eseguito i controlli di Claudio alla sede centrale di via Bossi a Lugano. Sono quindi da escludersi motivi di attrito personali precedenti tra Claudio e gli agenti che lo hanno condotto in stazione. Inoltre, la Polizia Cantonale sottolinea che Claudio è stato più volte fermato sul territorio cantonale per accattonaggio. “Attività” quest’ultima vietata dalla legislazione cantonale. Per questo motivo è stato allontanato a più riprese a mezzo treno dal Ticino verso l’Italia, nazione in cui risiede. Nonostante questo non ha mai ottemperato ai provvedimenti dell’autorità (divieto di accattonaggio), rientrando più volte in Ticino per mendicare».

il commento

Ma che bella città

È normale che una persona disabile sia lasciata senza l’indispensabile sedia a rotelle in stazione, in piena notte, costretta a strisciare, lontana chilometri da casa sua? Una domanda che non possiamo schivare se preserviamo un briciolo di umanità. Nessuno merita una sorte simile, indipendemente dal reato commesso. Inaccettabile poi se il reato è aver chiesto l’elemosina. Ma se non ci fosse stato l’altruismo di un semplice cittadino, trovatosi a passare per caso, è difficile prevedere cosa sarebbe successo a Claudio. E senza il tetto offerto dal centro sociale il Molino o la generosità dell’Atgabbes nel rimediare una sedia a rotelle, Claudio starebbe ancora strisciando? Per fortuna per qualcuno la solidarietà non è una parola vuota. Le istituzioni non fanno però una bella figura. L’ospedale non è un dormitorio e la polizia non è l’assistenza sociale. D’accordo. Ma è possibile che nella ricca Lugano si stendano tappeti rossi con tanto di generosi sconti fiscali a personaggi stile Lele Mora, mentre non si trovano quei pochi fondi per finanziare un centro d’urgenza sul modello di Casa Astra? Dietro le lucicanti vetrine di questa città, si respira un’aria cattiva.

Francesco Bonsaver

Area – settimanale di critica sociale
24 giugno 2011 – Anno XIV numero 10
Articolo pubblicato grazie all’autorizzazione dell’autore

One Comment leave one →
  1. Marco permalink
    agosto 25, 2011 02:37

    Effettivamente, Lugano rappresenta solo un’ opulenta piazza finanziaria, per il resto rimane una piccola e arida città di provincia dove persone come Lio sono l’eccezione che conferma la regola. Basti pensare a come anche i Ticinesi stanno smontanto tutta la socialità del cantone votando spesso a favore del ceto medio-alto che di storie come quella di Claudio non ne vogliono sentir parlare, soprattutto prima dei pasti.

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