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Nuova denuncia contro la polizia per violenza su stranieri

luglio 17, 2011


Da tio.ch
PONTE BROLLA (Valle Maggia) – Pratiche illecite a Ponte Brolla. Il dubbio arriva dalle pagine del Caffè della domenica in cui si fa riferimento a due inchieste riguardanti profughi e pattuglie di polizia.
Il sospetto appunto è quello che avvengano, nel “ring” di Ponte Brolla, pestaggi sistematici lontani da occhi indiscreti. Un luogo di periferia, a pochi chilometri da Locarno, scenario delle due denunce che il procuratore capo John Noseda si è trovato ad affrontare.
Per ora si tratterebbe solo di un sospetto, ma inquietante: la polizia, Comunale ma non solo, avrebbe trasportato alcuni fermati, magari violenti o ubriachi, in qualche luogo appartate di Ponte Brolla per poi calmarli a suon di botte.
Gli episodi dai quali nasce il sospetto sono due: da una parte c’è il caso di un profugo tunisino, che, stando alle sue testimonianze, nella notte tra il 13 e il 14 giugno,  sarebbe stato picchiato da un poliziotto della Comunale di Locarno, così forte da finire in ospedale con il braccio rotto. Dall’altro un episodio avvenuto durante la Notte Bianca. Vittime questa volte due profughi.
Al momento si sta si sta cercando ancora di fare chiarezza sui fatti. Il primo poliziotto è stato sospeso in via preventiva. Emerge però fra i verbali, oltre ai sospetti sugli agenti, anche le difficoltà, la violenza e le tensioni con cui questi agenti devono scontrarsi quotidianamente, come anche la sensazione di non essere tutelati e difesi come si dovrebbe.

Da Il Caffé del 17.7.2011
I profughi finiscono nel “ring” di Ponte Brolla
MAURO SPIGNESI
Un luogo di periferia. E il sospetto di pratiche illegali. Al centro, la polizia e il dubbio che gli agenti usino violenza su alcuni fermati, in particolare profughi.  Il luogo è Ponte Brolla, pochi chilometri da Locarno, all’imbocco delle Terre di Pedemonte e della Valmaggia. Il procuratore capo John Noseda si è trovato nelle settimane scorse una patata bollente fra le mani. Tra le carte di due inchieste – le denunce di due profughi che accusano la polizia comunale di Locarno di averli malmenati -, fra una denuncia e l’altra, fra una testimonianza e l’altra, il magistrato si è trovato dinanzi un  quadro inquietante. Per ora solo un sospetto, anche se costruito su più indizi, il sospetto che sia prassi per la polizia – non solo quella Comunale ma forse anche per la Cantonale – trasportare alcuni fermati, i più violenti, i più ingestibili, magari perché ubriachi, in qualche luogo appartato di Ponte Brolla. E lì, “sedarli” con la violenza per poi lasciar loro smaltire rabbia e sbronza. Lontano dalla città.
Il sospetto alla magistratura – che al Caffè per ora si limite a dire “lasciateci lavorare con tranquillità” – il sospetto, dicevamo, è grave. Pesante. Nasce da episodi al centro entrambi di due inchieste scaturite da altrettante denunce. Di una le cronache hanno già parlato. Nella notte fra il 13 e il 14 giugno un profugo tunisino, stando al suo racconto, sarebbe stato picchiato da un agente della polizia Comunale di Locarno. Talmente malmenato da esser finito in ospedale con un braccio rotto. Il luogo del pestaggio? Ponte Brolla. L’agente (o forse entrambi gli agenti della pattuglia) è stato sospeso precauzionalmente dal servizio esterno in attesa dell’esito dell’inchiesta.
Ma per capire la gravità dell’episodio o, quantomeno delle delicate considerazioni fatte dal procuratore capo Noseda, bisogna tornare indietro di circa un mese. Al 21 di maggio. E raccontare un episodio sinora rimasto sconosciuto.
La notte di quel sabato Locarno era un pandemonio. La Notte bianca scatena da sempre disordini, intemperanze e violenze. Così è accaduto anche quella notte. In Citta Vecchia una rissa ha fatto accorrere due pattuglie. Una della Cantonale e una della Comunale. Su quest’ultima auto c’era uno dei due agenti che finirà sotto inchiesta il mese successivo, in giugno. Gli agenti sedano la rissa e caricano sulle loro macchine due profughi. Uno sta sul sedile posteriore dell’auto della Comunale, l’altro su quello della Cantonale. Manco a dirlo le due vetture imboccano via Vallemaggia e si dirigono verso Ponte Brolla. Sarà un caso? Molto probabilmente no, ha pensato e pensa il procuratore capo Noseda.
E forse ha ragione, ha ragione a voler indagare e capire il perché di questa prassi che, inevitabilmente, finisce con una denuncia con l’accusa di un pestaggio. Infatti quella notte qualcuno, una donna, a Ponte Brolla venne attirata dai lamenti di un uomo. Un  profugo. Era a terra, chiedeva aiuto. Era l’uomo caricato in Citta Vecchia sulla macchina della Comunale. Scatta l’esposto e scatta l’inchiesta. Sul tavolo della procura ora stanno i racconti dei due profughi e gli interrogatori degli agenti. Storie con tre denominatori comuni. L’agente della comunale che li ha trasportati dalla città in periferia, Ponte Brolla e l’accusa di violenza. I poliziotti della Cantonale, interrogati, ammettono solo il trasporto a Ponte Brolla e ne spiegano i motivi (non ci sono più celle pretoriali per i fermati, è necessario portarli lontani per far sbollire  la violenza). Quelli della Comunale negano di aver usato le mani. Quelli della Cantonale dicono di non aver assolutamente visto, nei minuti della loro permanenza a Ponte Brolla, alcuna violenza.
Fra i verbali emergono chiaramente, oltre ai sospetti sulla polizia, anche la tensione, i timori e la paura con cui devono fare i conti tutti i giorni, specialmente la notte, gli agenti di polizia. Ed emerge pure l’amarezza per accuse che vengono ritenute ingiuste, ingenerose e per la sensazione di non esser tutelati e difesi a sufficienza.
mspignesi@caffe.ch
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