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La detenzione degli stranieri nelle carceri europee

luglio 20, 2011


di Lucia Re
dal sito Jura Gentium

1. La sovrarappresentazione dei migranti nelle carceri europee

Con il mio intervento intendo portare l’attenzione su un fenomeno solo in parte noto e spesso male interpretato dall’opinione pubblica a causa delle ricorrenti campagne allarmistiche sulla criminalità degli stranieri. Si tratta della forte presenza di detenuti stranieri nelle carceri dei principali paesi dell’Unione europea, in particolare di quelli occidentali e meridionali. Salvo qualche accenno, lascerò da parte la situazione dei paesi dell’Europa dell’Est da poco entrati nell’Unione europea che presentano caratteristiche piuttosto singolari per quanto attiene i fenomeni migratori, le legislazioni penali e penitenziarie e le condizioni di reclusione. Basti pensare che la Polonia ha un tasso di detenzione di 235 detenuti ogni 100.000 abitanti, che è più del doppio del tasso medio europeo, e una presenza di stranieri in carcere, minima, pari allo 0,7% della popolazione detenuta (1).

L’alta percentuale di detenuti stranieri è invece una delle principali caratteristiche dei sistemi penitenziari dell’Europa occidentale e mediterranea. Gli stranieri sono sovrarappresentati (cioè presenti in modo sproporzionato rispetto al numero di stranieri residenti) negli istituti penitenziari dei principali paesi europei. La percentuale media degli stranieri reclusi nelle carceri di questi paesi supera infatti il 30% della popolazione detenuta, mentre la presenza straniera sul territorio si aggira intorno al 7% della popolazione (è questo anche il dato italiano secondo l’ultimo rapporto sulle migrazioni dell’Ismu, appena pubblicato).

La percentuale della popolazione detenuta di nazionalità straniera è inferiore alla media europea in alcuni dei paesi europei di più antica immigrazione, ad esempio nel Regno Unito, ma nei penitenziari di questi stessi paesi vi è una percentuale elevata di cittadini, figli di genitori immigrati. Le amministrazioni penitenziarie europee – ad eccezione di quella britannica – non distinguono questa categoria di detenuti da quella dei cittadini di origine ‘autoctona’, per la comprensibile preoccupazione che tale distinzione possa avere effetti discriminatori. Tuttavia, così facendo, se da un lato si è formalmente corretti nei confronti dei cittadini di origine straniera, dall’altro si occulta un dato preoccupante: in molti paesi europei una percentuale elevata di detenuti è di origine o di nazionalità straniera. Non solo, ma, soprattutto nei paesi dell’Europa nord-occidentale, è di religione islamica e non è bianca (il profilo ‘razziale’ appare più importante di quanto comunemente si pensi).

I detenuti di nazionalità straniera sono particolarmente numerosi nei paesi in cui l’immigrazione è recente e nei paesi che confinano con le aree di emigrazione, ad esempio con l’Europa dell’Est. Si pensi alla Germania e, soprattutto, all’Austria, dove la presenza straniera in carcere è un record europeo ed è pari al 45% (2), o all’Estonia – nuovo membro dell’Unione che confina con la Federazione russa – dove la percentuale di detenuti stranieri è pari al 36,4% (3).

Nei paesi dell’Europa mediterranea, che riuniscono le due condizioni sopraccitate – immigrazione recente e contiguità geografica con paesi di emigrazione – la detenzione dei migranti appare persino essere un tratto caratterizzante dei sistemi penitenziari nazionali. In Grecia, in Italia, e in Spagna e a Malta i detenuti stranieri sono in media il 35% del totale (4) e provengono in maggioranza dai paesi della sponda sud e della sponda est del Mediterraneo. In Italia quasi la metà dei detenuti stranieri è originaria del continente africano (5). Mentre circa il 32% dei detenuti stranieri proviene da Balcani ed est europeo (Romania, Albania ed ex-jugoslavia) (6). Complessivamente, più del 70% dei detenuti stranieri nelle carceri italiane proviene da paesi che sono alla periferia dell’Unione europea e che sono i paesi di diretta emigrazione verso l’Italia.

La sovrarappresentazione degli stranieri è ancora maggiore con riguardo alle donne e ai minori. In Italia le donne straniere sono il 42% (7) della popolazione detenuta femminile (sul dato incide molto la presenza di donne rom) e i minori stranieri reclusi negli istituti penali per i minorenni sono il 54,5% del totale (8). Inoltre, le presenze in carcere di minori stranieri sono in continuo aumento, in particolare nei penitenziari del centro-nord. La percentuale di minori stranieri presenti nei principali istituti penali per i minorenni del centro-nord Italia (Milano, Bologna, Torino, Roma e Firenze) è pari quasi all’80% e ormai anche nei penitenziari del sud (esclusi Napoli e la Sicilia) la presenza straniera è superiore o pari alla metà dei detenuti (9). Il tutto a fronte di una progressiva diminuzione degli ingressi in carcere dei minori italiani, per i quali il ricorso alla pena detentiva è divenuto una extrema ratio. Per i minori, come per gli adulti, i principali paesi di provenienza sono quelli ‘prossimi’ all’Italia (10).

La percentuale di stranieri detenuti è in aumento in tutti i paesi dell’Unione europea e non è proporzionata al corrispondente aumento, pur verificatosi, della popolazione straniera presente sul territorio. In Italia in un solo anno, il 2002, si è registrato un vero e proprio boom dell’incarcerazione degli stranieri: la percentuale di detenuti stranieri è passata da 29,5% al 31-5-01 a quasi il 32% al 30-6-02. Da allora è rimasta sostanzialmente stabile. Le date non sono forse insignificanti, poiché coincidono con il periodo di vigenza della legge attuale sull’immigrazione, la cosiddetta Bossi- Fini, che ha riformato il T.U. sull’immigrazione.
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