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Debiti illegittimi: le banche all’attacco delle politiche pubbliche

agosto 4, 2011


di François Chenais
dal sito di Solidarietà, rivista del Movimento per il Socialismo

François Chesnais, redattore della rivista “Carré rouge”, ha appena pubblicato un libro importante, intitolato “I debiti illegittimi. Quando le banche fanno man bassa nelle politiche pubbliche” (edizioni Raisons d’agir, 2011). Un libro pedagogico che svela i meccanismi finanziari e bancari all’origine del debito cosiddetto sovrano. Il libro segnala pure l’attualità di una battaglia europea per l’annullamento dei debiti illegittimi. Nell’ora in cui lo scontro sociale e politico in Grecia ha raggiunto un nuovo stadio, nell’ora in cui il problema si pone a breve per il Portogallo e a termine per la Spagna, la lettura di questo libro di François Chesnais permette di cogliere le molteplici sfaccettature della cosiddetta “crisi del debito sovrano” e traccia la via per un movimento europeo ed internazionale contro uno dei meccanismi capitalisti di distruzione sociale e ambientale. François Chesnais, nell’articolo seguente, mette in rilievo i tratti salienti del tema trattato nel suo lavoro. La lettura di questo articolo non può che suscitare il bisogno di leggere il suo libro. (red)

Nella primavera del 2010 le grandi banche europee, in prima fila le banche francesi e tedesche, hanno convinto l’Unione Europea e la BCE che il rischio di insolvenza nel pagamento del debito pubblico della Grecia metteva in pericolo il loro bilancio. Le banche hanno richiesto di essere messe al riparo dalle conseguenze della loro stessa gestione.

Le grandi banche sono state aiutate nell’autunno 2008 al momento del fallimento della banca Lehman Brothers a New York, che ha portato al parossismo della crisi finanziaria. Sin dal giorno del loro salvataggio, esse non hanno purgato dai loro bilanci i titoli tossici. Hanno anzi continuato a fare investimenti ad alto rischio. Per alcune, il minimo rischio di insolvenza significherebbe il fallimento.

Nel maggio 2010, è stato concepito un piano di salvataggio, con un asse finanziario e un asse di bilancio pubblico, che prevedeva una drastica austerità e privatizzazioni accelerate, forte diminuzione delle spese sociali, diminuzione di tutte le remunerazioni dei funzionari e riduzione del loro numero, nuovi attacchi al sistema pensionistico – sia esso un sistema per capitalizzazione o per ripartizione. I primi paesi ad aver applicato questo piano, come la Grecia e il Portogallo, sono stati presi in una spirale infernale, di cui le classi popolari e i giovani sono stati le vittime immediate. Questa spirale avvolge di mese in mese un numero sempre più importante di paesi in Europa occidentale e mediterranea, dopo che aveva devastato i paesi baltici e balcanici. Tocca ai lavoratori, ai giovani e alle classi popolari più fragili vedersi imposto il costo del salvataggio del sistema finanziario europeo e mondiale.

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