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Fino all’ultima sillaba del tempo segnato?

ottobre 13, 2011


di COLLETTIVO UNINOMADE

1. Proposta dall’interno delle acampadas spagnole, la giornata del 15 ottobre si sta configurando come un importante appuntamento di lotta a livello europeo e globale. Ci prepariamo a viverlo mentre l’onda di indignazione sollevata dalla crisi economica è arrivata a investire Wall Street e dopo mesi di mobilitazioni che, per quel che ci riguarda più da vicino, hanno segnato in profondità l’area euro-mediterranea. Sia chiaro: al 15 ottobre è bene guardare con occhi scevri da ogni mitologia riguardo alla sua possibile natura di “evento decisivo”. Proprio la dinamica delle lotte degli ultimi mesi ha mostrato spesso una sconnessione tra i movimenti reali e la convocazione di scadenze che si volevano “ricompositive”, come ad esempio gli scioperi generali in Italia e in Grecia. Mentre altrettanto spesso veri e propri “eventi” si sono prodotti in modi imprevedibili, che si tratta di indagare e comprendere. Il 15 ottobre, colto nella sua dinamica transnazionale, costituisce anche un’occasione per approfondire la discussione su questi problemi, che sono stati al centro dei recenti meeting di Rio (24-26 agosto), di Barcellona (15-18 settembre) e in Tunisia (29 settembre – 2 ottobre). Tutte le forme e le esperienze organizzate che abbiamo conosciuto negli ultimi anni sembrano spiazzate di fronte a movimenti come quello spagnolo degli indignados, ai riots londinesi di quest’estate o alla campagna Occupy Wall Street, per limitarci a tre esempi. Al tempo stesso, l’insieme delle pratiche e delle lotte che si stanno producendo dentro la crisi è connotato da elementi di radicalità che rendono problematica la loro traduzione sul terreno dell’“opinione pubblica” e della “società civile”, secondo modalità che abbiamo ampiamente conosciuto nella stagione del movimento “no global”.

Ma leggere, preparare e vivere il 15 ottobre attraverso la sua dimensione transnazionale consente anche di criticare il peculiare strabismo che caratterizza la discussione sulla crisi in Italia. La sovrapposizione della lunga agonia del berlusconismo ai tempi incalzanti della crisi economica e finanziaria globale produce una serie di distorsioni e illusioni ottiche che è tempo di mettere a tema. Non si tratta soltanto di una confusione di piani per cui sembra spesso, leggendo Repubblica o ascoltando le dichiarazioni di esponenti della sinistra, che Berlusconi e il suo governo siano responsabili di una crisi che da quattro anni sta terremotando il pianeta. Il fatto è che la stessa dimensione “politica” della crisi viene diffusamente identificata con le contorsioni crepuscolari del berlusconismo, ponendo ai margini della discussione pubblica la profondità con cui la crisi stessa sta investendo le categorie e gli istituti fondamentali con cui la politica moderna è stata pensata e articolata. Su questo terreno, presidiato dai volti severi e “responsabili” di Bagnasco e Napolitano, Draghi e Marcegaglia, si preparano del resto “vie d’uscita” dal berlusconismo (e dunque dalla crisi) che rientrano a tutti gli effetti nel vero problema di fronte a cui si trovano, e sempre più si troveranno nei prossimi mesi, le lotte e le mobilitazioni: ovvero il tentativo di determinare una soluzione neo-liberale di una crisi che è anche crisi del neo-liberalismo; di garantire la continuità di un sistema in crisi, e dunque in ultima analisi la continuità della crisi. Vengono in mente le parole di Macbeth: “domani, e domani, e domani, s’inerpica col suo piccolo passo su su, un giorno dopo l’altro, fino all’ultima sillaba del tempo segnato”. A noi interessa ragionare su un altro tempo che le lotte dentro la crisi possono aprire. Il 15 ottobre sarà anche in Italia una giornata importante se contribuirà a fare avanzare e a esemplificare praticamente questo ragionamento.

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