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Dove dormirò stanotte? Arrangiati

dicembre 5, 2011


dal Corriere del Ticino del 3 dicembre 2011
di Romina Lara e Emanuele Gagliardi

È arrivato dicembre ma il centro per senzatetto di Lumino è chiuso – Dispiaciuti volontari e sostenitori Intanto fra Martino continua a ricevere richieste di aiuto: almeno una quarantina i bisognosi allo sbando

C’è chi, ogni anno, aspetta dicembre con im­pazienza per gustarsi le strade che si vestono a festa, illuminate da luci e stelle natalizie, i mer­catini, il vin brulé e tutto ciò che accompagna, a mo’ di contorno, le feste. Ma c’è anche chi, a tut­to questo, non pensa, perché non può permet­terselo. Sono le persone che non sanno dove an­dare a dormire, disperati che cercano riparo nel­le stazioni ferroviarie poco frequentate (per non incappare nei controlli ed essere allontanati do­po essere stati pure multati); a volte in edifici di­sabitati o nei bagni pubblici che rimangono aper­ti 24 ore su 24. Uomini e donne per i quali l’ini­zio di dicembre quest’anno ha riservato un’ama­ra sorpresa: la chiusura del centro di Lumino per i senzatetto che proprio in questo mese, in pas­sato, apriva le sue porte.
Ospitato negli spazi della Protezione civile, per due anni consecutivi (2009 e 2010), grazie all’im­pegno di fra Martino Dotta e dei volontari (una trentina) che si sono messi a disposizione, da di­cembre a fine gennaio, la struttura aveva accol­to decine e decine di persone, divenendo un punto di riferimento per molti bisognosi altri­menti allo sbando. Facendo registrare rapida­mente il tutto esaurito nella struttura in grado di ospitare una cinquantina di persone. Quest’an­no l’apertura del rifugio era a rischio: il frate cap­puccino aveva già preannunciato all’inizio del­l’anno che sarebbe stato difficile per lui conti­nuare ad occuparsi di questa attività. Oberato da numerosi impegni, fra Martino ha poi con­fermato alla Divisione dell’azione sociale e del­le famiglie del DSS di non poter gestire il centro e il rifugio è rimasto chiuso.
Non per questo sono però venute meno le sol­lecitazioni al religioso da parte di persone in dif­ficoltà rimaste senza un tetto. Diverse le telefo­nate da lui ricevute anche dai volontari (una tren­tina), dispiaciuti, che negli scorsi due anni si era­no messi a disposizione, o da persone che ave­vano sostenuto l’attività con donazioni di gene­ri alimentari ed anche offerte in denaro per co­prire le spese correnti, l’acquisto di prodotti per l’igiene e la pulizia. Il cappuccino è amareggia­to: «Vi è almeno una trentina, una quarantina di persone che attualmente potrebbe aver bisogno dello spazio di Lumino» rileva. Alcuni di loro so­no solo di passaggio nel Cantone, ma, aggiunge, «vi sono anche residenti che per vari motivi han­no perso l’alloggio e sono in difficoltà». Fra Mar­tino spiega che ormai di dormitori non ce ne so­no più e si può far capo a volte a Casa Astra a Li­gornetto, dove comunque c’è sempre, ricorda, una lunga lista di attesa.
L’attenzione del Cantone è concentrata, soprat­tutto, sui residenti (vedi intervista a lato): ma gli altri? L’esperienza di Lumino è dunque destina­ta a finire così? Fra Martino ricorda che 4-5 an­ni fa a livello cantonale era stato eseguito un la­voro di raccolta dati (interpellando i servizi so­ciali, la polizia, ecc) sulla presenza di senzatet­to: era emerso che circa 800 persone nel corso dell’anno erano alla ricerca di un alloggio di for­tuna. «Il Cantone aveva deciso che non era il ca­so di aprire strutture di accoglienza» ma oggi la situazione potrebbe essere diversa, sottolinea. Anche perché nel frattempo, ricorda ancora, il Movimento dei Senza Voce si è mosso per chie­dere al Cantone di creare una rete di centri per i senzatetto, sostenuti finanziariamente dal Can­tone. Il 20 aprile 2010, l’allora deputato e attua­le consigliere di Stato Manuele Bertoli aveva inol­trato una mozione, tuttora inevasa, per chiede­re una base legale sul finanziamento dei centri di prima accoglienza per persone senza fissa di­mora. Di fronte alle numerose sollecitazioni che riceve, fra Martino rilancia l’idea di istituire un gruppo di lavoro per aggiornare il quadro, rac­cogliendo cifre e dati per poi affrontare il proble­ma in maniera seria. Non sarà facile risolvere la questione: di certo c’è che quest’anno i senza­tetto che negli scorsi anni avevano trovato un ri­fugio dovranno arrangiarsi. E non sarà sempli­ce. Con la speranza che qualcuno di loro, vinto dalla stanchezza, non si addormenti in qualche rifugio di fortuna all’aperto. Potrebbe non più svegliarsi.

L’INTERVISTA
PAOLO BELTRAMINELLI*
«Per i residenti oggi non c’è un’emergenza»

Il centro di Lumino per ora è chiuso. Quali sono le intenzioni del Cantone?
«Premesso che la decisione è del CdS, la questione è materia di DSS ed Istituzioni. In generale, ed è un punto importante, nel territorio ticinese non c’è un’emergenza senzatetto per quanto riguarda i residenti. Ci stiamo quindi indirizzando verso la non riapertura del centro: se qualcuno vorrà far­lo può, ma noi non la sollecitiamo. Segui­remo comunque l’evoluzione del fenome­no, fermo restando che siamo pronti ad in­tervenire in caso di emergenza».
L’esperienza del rifugio finisce qui?
«Va detto che l’apertura non era stata pro­mossa dal Cantone ma su iniziativa priva­ta». Beltraminelli ricorda la tragica morte di due suonatori ambulanti ecuadoriani nel Bellinzonese, a fine 2008, che portò a uno «slancio umanitario». «Grazie ai volontari, fu aperto il centro, non solo tollerato ma an­che sostenuto dal Cantone (con 10 mila franchi). Il primo anno andò bene; il secon­do vi fu un’epidemia di scabbia e il bilancio fu diverso. Ritenuto che non vi è un’emer­genza, vogliamo vedere come andrà que­st’anno. Bisogna anche essere razionali nel porsi i problemi. Ma, ripeto, siamo pronti ad intervenire se necessario: si può ricorre­re all’aiuto d’urgenza, con collocamento in pensioni ed alloggi provvisori». R.L.
* direttore del Dipartimento sanità e socialità

da LaRegione Ticino del 3 dicembre 2011
di Simone Berti

Nessun alloggio per senzatetto
Quest’anno il centro provvisorio di Lumino non aprirà

Nessun centro provvisorio per senzatetto questo inverno. In seguito a una valutazione ultimata giovedì, il Dipartimento della sanità e della socialità e quello delle Istituzioni non sono più orientati, a differenza di quanto fatto nel 2009 e nel 2010, a offrire il loro sostegno finanziario per un alloggio collettivo delle persone che durante la stagione fredda si trovano all’addiaccio.
Le due esperienze precedenti nel centro della protezione civile di Lumino hanno dimostrato che non esiste un’emergenza legata alle persone domiciliate. Sia nel 2009 sia l’anno scorso a occupare l’alloggio provvisorio erano state soprattutto le decine di ecuadoriani che ogni anno nel periodo pre-natalizio giungono in Ticinocomevenditoriambulanti.
L’esperienza a Lumino era stata inaugurata due anni fa per motivi umanitari in seguito al decesso per asfissia, avvenuto alla fine del 2008, di due ecuadoriani che stavano cercando di riscaldarsi all’interno del loro furgone parcheggiato nell’area di sosta autostradale di Bellinzona sud. Poi, dodici mesi fa si era deciso di ripetere l’iniziativa per valutare nuovamente la situazione. Questa seconda iniziativa era stata caratterizzata anche dall’allarme-scabbia dopo la quale quasi tutti gli utenti avevano lasciato la struttura anticipatamente. A gestire la struttura e le sue attività in entrambi i casi, aiutato da volontari, era stato fra Martino Dotta. Quest’ultimo di recente aveva però annunciato che a causa dei troppi impegni non si sarebbe più messo a disposizione nell’accoglienza provvisoria dei senzatetto.
Il Cantone, tramite la Legge sull’assistenza, continuerà comunque a offrire l’aiuto puntuale d’urgenza, per un periodo limitato, ai non residenti che dovessero trovarsi in difficoltà durante il periodo invernale.

NdR:
Le domande al riguardo della decisione del Consiglio di Stato restano molte. Non sono state date indicazioni su come indirizzare le persone che hanno bisogno di un alloggio di emergenza, a chi dovranno rivolgersi? ai servizi sociali dei diversi comuni o direttamente al Cantone e a quale ufficio? Dove verranno collocati, in pensioni private? La non esistenza di emergenze riguardanti i “residenti” sta a significare che nonostante l’occupazione dei due anni passati coloro che avevano beneficiato dell’accoglienza non ne sarebbero più degni? Non essendo residenti non vanno considerati? E i minori presenti in strada non sono degni di protezione?
Attendiamo risposte.

One Comment leave one →
  1. giuseppe permalink
    febbraio 28, 2012 22:49

    Ma dov’é finita la solidarieta’ umana? Ma che fine ha fatto il cuore? Ma come si puo’ dormire tranquilli la notte, sapendo che ci sono degli esseri umani che versano in situazioni terribili.. senza un letto, un tetto, del cibo, e magari nemmeno qualche spicciolo per sfamarsi con un tozzo di pane… “e tutto purtroppo, spesso tra la totale indifferenza della gente, e di chi avrebbe il dovere di aiutare chi ne ha un bisogno cosi grande… E mi intristico, specie se penso che cio’ succede in un paese che non é in africa, tantomeno in america latina.. bensi in un paese ricco ed evoluto come lo é la svizzera. ” Sono rammaricato.. mi piange il cuore solo a pensarlo.. Eppure basterebbe cosi poco ad aiutare questi nostri fratelli.. Ricordiamoci che siamo tutti sotto lo stesso cielo.. Tutti figli dello stesso Dio.. Io mi auguro che le istituzioni, e chi di dovere, smetta di tenersi ”alla larga” da questo problema.. Questa gente ha bisogno di aiuto. Ed é gente che ha diritto alla propria dignita’ come chiunque altro a questo mondo. Gli stessi diritti! ””Non sono ricco, ma se lo fossi, farei di tutto per alleviare le sofferenze di chi soffre come questa gente.. ” be.. La realta’ purtroppo é un altra… Spero che qualcosa cambi.. Me lo auguro….

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