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Emergenza freddo: si può morire anche in Ticino

febbraio 7, 2012

lunedì, 7 febbraio 2012

COMUNICATO
Onorevole Consigliera, onorevoli Consiglieri di Stato,

il rigore dell’inverno, particolarmente intenso in questi giorni e con temperature che raggiungono e superano i -10 gradi, evidenzia una volta in più la necessità di un centro che possa accogliere persone prive di alloggio, o in alloggi precari, in situazione di emergenza.

Come Movimento dei Senza Voce da dieci anni ci occupiamo delle persone con problemi di alloggio presenti sul territorio del nostro Cantone. Con la creazione nel 2004 del centro di prima accoglienza Casa Astra, abbiamo potuto godere in questi anni di un osservatorio privilegiato, pertinente e concreto su questo fenomeno, spesso frainteso e purtroppo in costante crescita.

Onde contribuire alla gestione di tale problematica, che colpisce indistintamente autoctoni e non, nel 2009 abbiamo consegnato al Cantone, Dipartimento Salute e Socialità, il “progetto per una rete di centri di prima accoglienza” (vedi all’indirizzo http://retecentri.wordpress.com). In questo contributo, sottolineavamo l’importanza vitale di un centro d’accoglienza invernale e temporaneo che potesse accogliere i casi più urgenti riguardanti persone senza fissa dimora nel periodo più freddo dell’anno. La risposta alla necessità da noi segnalata ha trovato concretizzazione due anni fa con l’apertura da dicembre a febbraio del bunker della protezione civile a Lumino.

Purtroppo neppure questa, ovviamente insoddisfacente e inadatta, offerta si è concretizzata, e il Cantone non ha risposte e un tetto da offrire a chi è ora in situazione di emergenza.

Interrogato il Cantone, nel mese di ottobre, sulle sue intenzioni relative alla ricerca di una soluzione possibile, la risposta è consistita in una direttiva specifica ad inizio dicembre per l’aiuto d’urgenza per il periodo dal 23 dicembre al 9 gennaio (quando le temperature erano ben lungi dall’essere quelle attuali): un aiuto, per gli stranieri, da chiedere in polizia cantonale provando la mancanza di alternative, presentando i propri documenti e che in sostanza consisteva in un aiuto al ritorno nel Paese di origine della persona in difficoltà. Per i residenti la richiesta, durante gli orari d’ufficio,  era da inoltrare all’Ufficio del Sostegno Sociale e dell’Inserimento per un collocamento d’emergenza probabilmente in pensioni.

La direttiva non è stata però comunicata ai mezzi di informazione, normale prassi per assicurarsi che le informazioni arrivino a tutta la cittadinanza, ai servizi e ai diretti interessati. Una soluzione quindi carente, che non vorremmo dover interpretare come un palese segnale della mancata volontà di affrontare seriamente questo problema, limitandosi a rimandarlo di anno in anno o contando sempre sull’iniziativa privata (tenendo conto però che ospitare una persona in difficoltà, se priva di documenti, può costituire reato).

Nemmeno i comuni, e in particolare i più grandi ed economicamente forti come Lugano hanno ritenuto di reagire all’emergenza di questi giorni. Quest’ultimo, ad esempio, ha chiuso improvvisamente il suo dormitorio nel dicembre del 2010 e una risposta all’interrogazione rivolta in merito al Consiglio comunale il 19 aprile dello scorso anno dai Consiglieri Cattaneo e Corti è tuttora senza risposta.

Un articolo apparso sulla stampa locale il 16 gennaio, evidenziava – citando una ricerca dell’Ufficio Federale di Statistica – un aumento considerevole dei pernottamenti negli alberghi di categoria bassa (senza stelle) in Ticino (+19.2%). Un importante aumento dovuto all’abitudine di alloggiare in pensioni persone che potrebbero più efficacemente e facilmente (per non dire vantaggiosamente a livello economico, trattandosi di soldi pubblici non si tratta di un dettaglio) essere seguite per le loro esigenze in strutture create ad hoc?

Comunque stiano le cose – e non pare purtroppo difficile intuirlo – le condizioni climatiche estreme di questi giorni impongono la ricerca immediata di una soluzione, come si è fatto nel resto della Svizzera e nella fascia di confine (Como o Milano, dove un centro chiuso da anni è stato riaperto in tutta fretta per permettere ai senza tetto di poter dormire al coperto e godere di pasti caldi).

In questi giorni, non è difficile assistere al conteggio delle persone morte per assideramento in Europa e anche in Svizzera, la prima vittima è infatti deceduta ieri a Ginevra dove i servizi sono mobilitati da tempo. Non vorremmo che presto il conteggio riguardasse anche il nostro Cantone.

Ci chiediamo quindi cosa le autorità locali intendano fare per rispondere alle proprie responsabilità istituzionali e umane reagendo a questa emergenza.
Il Cantone dovrà ovviamente rispondere alla questione politica relativa all’assenza sul territorio di un centro invernale, ma per rispondere concretamente all’urgenza pensiamo che a questo punto siano i comuni a dover dare dimostrazione di una capacità di reazione immediata, rendendo disponibile a chiunque ne abbia bisogno uno spazio dove pernottare e trascorrere le ore diurne.

Casa Astra, unico centro stabile e aperto tutto l’anno, solo dall’inizio di dicembre ad oggi, ha dovuto rifiutare 40 richieste di aiuto (per l’anno 2011 sono state 147 le richieste di entrata non soddisfatte per mancanza di spazio), a cui bisogna sommare quelle fatte a Fra Martino Dotta anche presso la mensa di Viganello, ai servizi sociali, ad altri enti, nonché a cittadini privati.

Di fronte a questa emergenza possiamo, come Cantone, in tutta coscienza permetterci dei distinguo tra residenti e non attendendo che bussino alla nostra porta invece di fare prevenzione? Nel resto d’Europa e negli altri Cantoni svizzeri il problema è sociale e solo sociale. Possiamo speculare sulla possibilità o meno che anche in Ticino di freddo si possa morire?

Ringraziandovi dell’attenzione porgiamo distinti saluti.

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