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Un tetto ai clandestini tra illegalità e altruismo

febbraio 8, 2012


Di Luigi Jorio, swissinfo.ch


Sempre più richiedenti l’asilo in Svizzera spariscono durante la procedura. Scivolati nella clandestinità, tentano di trovare un lavoro e un alloggio temporaneo. swissinfo.ch ha raccolto la testimonianza di chi ha deciso di infrangere la legge per offrire loro un posto decente in cui vivere.

 

Una doppia fuga con la paura costante di essere scoperti. È il destino che accomuna numerosi richiedenti l’asilo, i quali dopo essere scappati dal loro paese ed essere giunti in Svizzera, svaniscono nuovamente nel nulla.
A far perdere le proprie tracce sono soprattutto i richiedenti che hanno ricevuto una risposta negativa o di non entrata in materia. Invece di lasciare la Svizzera, volontariamente o nel quadro di un allontanamento forzato, preferiscono darsi alla macchia andando così a infoltire il gruppo dei sans papiers (clandestini, vedi a fianco).
Non tutti però attendono una decisione definitiva delle autorità. Nel 2011, ci dice l’Ufficio federale della migrazione (UFM), il 12,7% dei richiedenti (2’607 persone) si è dileguato durante la procedura d’asilo. La quota era del 12% nel 2010 e del 9% nel 2008.
Secondo l’UFM, si tratta di persone consapevoli della probabile risposta negativa alla loro richiesta. La maggior parte di loro lascia la Svizzera per altri paesi, ritiene l’UFM. I richiedenti l’asilo in procedura, puntualizza l’ufficio, non sono considerati criminali e sono quindi in principio liberi di spostarsi.

In fuga da Dublino

«Spesso – spiega Balthasar Staehelin, responsabile dell’aiuto ai richiedenti l’asilo presso l’Ospizio generale di Ginevra – sono persone che rischiano di essere rinviate nel quadro degli accordi di Dublino». In base all’accordo europeo in vigore dal 2008, il richiedente è trasferito nel paese in cui è stato registrato per la prima volta.
«Sono formalmente nella procedura, ma sanno che non avranno alcuna possibilità di rimanere in Svizzera. E siccome le procedure sono lunghe, hanno il tempo per far perdere le loro tracce», afferma Staehelin, per il quale si sa poco o nulla sul destino di queste persone. «Non esistono studi per sapere cosa fanno o dove vanno».
A sparire sono solitamente giovani uomini senza famiglia, rileva Moreno Casasola dell’associazione Solidarité Sans Frontières (Solidarietà senza frontiere). «Cercano un alloggio e un lavoro nelle fattorie o sui cantieri. Le donne tentano di trovare un’occupazione nel ramo delle pulizie o delle cure a domicilio».

Una vita indipendente

Per un clandestino, trovare una sistemazione non è ovviamente semplice. Alcuni hanno potuto contare sull’aiuto di Beat*, ragazzo sulla trentina residente nella regione di Berna, che in barba alla legge ha offerto un tetto a una decina di persone.
«Rischio una multa e fino a un anno di prigione per favoreggiamento del soggiorno illegale», ci dice Beat, per nulla intimorito dalle sanzioni previste dalla legge federale sugli stranieri. «Lo faccio soltanto per aiutare gente in difficoltà e quindi ritengo di agire nel giusto».
Assieme a un gruppo di conoscenti ha predisposto delle camere in un edificio alla periferia di Berna. «Vi abitano tre persone dell’Africa del Nord, in Svizzera già da qualche anno. Avevo conosciuto una di loro per caso, giocando a pallone».
Questi clandestini, spiega, sono più o meno indipendenti. «Tentano di arrangiarsi da soli e sono costantemente alla ricerca di un lavoro. Ad esempio presso le ditte di traslochi o i ristoranti che non richiedono alcun permesso».
Di tanto in tanto, Beat li aiuta con qualche decina di franchi. Un’assistenza finanziaria che non è però la regola. «Solitamente rifiutano di ricevere soldi. Forse per una questione di onore o forse perché non vogliono approfittare del nostro altruismo. Desiderano semplicemente gestire la loro vita».

Paura della polizia

A Zurigo, Berna e Basilea, prosegue Beat, sono diverse le persone che condividono un appartamento con dei clandestini. «È come vivere con normali coinquilini che però non pagano l’affitto. Aiutano comunque nei lavori domestici».
In passato anche Beat ha ospitato sans papiers a casa sua. «Alcuni sono rimasti soltanto per qualche giorno, altri sono diventati miei amici». Il ricordo più triste è legato a una persona sparita da casa senza preavviso. «Solamente in seguito ho saputo che era finita in prigione dopo essere incappata in un controllo della polizia. Mi addolora pensare che una persona viene rinchiusa anche se non ha fatto nulla di male».
«A colpirmi – confida – è soprattutto il loro profondo senso di insicurezza e la mancanza di prospettive. Non sanno cosa può succedere quando escono di casa. Questo sentimento di paura è particolarmente presente nei richiedenti l’asilo: sono noti alle autorità e quindi per loro è più difficile restare nell’ombra. Sono costantemente sotto pressione».
L’appartamento di Beat è ora troppo piccolo per accogliere altre persone. «Di tanto in tanto mi capita di incontrare vecchie conoscenze per strada». Il momento più gratificante, racconta, è stato incontrare una persona che aveva ospitato quando era studente universitario a Friburgo.
«Mi ha detto di non essere più un clandestino. La sua situazione si era regolarizzata. Mi son sentito fiero di aver aiutato qualcuno a raddrizzare la propria vita».

*identità nota alla redazione

 

CLANDESTINI

Le stime sul numero di clandestini (sans papiers) in Svizzera variano a seconda della fonte.
In uno studio dell’Istituto di ricerca gfs.bern condotto nel 2005 in sei cantoni, i clandestini sarebbero 90’000 (20’000 soltanto nel canton Zurigo).
Secondo le cifre elaborate nel 2002 dall’Istituto delle migrazioni dell’Università di Neuchâtel, i sans papiers sarebbero tra i 70’000 e i 180’000.
Nella categoria dei sans papiers rientrano soprattutto ex lavoratori stagionali che non hanno più diritto a un permesso, migranti da paesi terzi (non europei) e richiedenti l’asilo respinti (decisione negativa o di non entrata in materia) o ancora in procedura.

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