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La razza al lavoro. Note su razzismo e antirazzismo in Italia

dicembre 28, 2012

di ANNA CURCIO e MIGUEL MELLINO

Cosa succede quando il razzismo o atteggiamenti razzisti sono ricondotti alla logica di altri fenomeni e azioni sociali? Più precisamente, cosa accade quando esplicite pratiche razziste (compresi pestaggi e uccisioni) vengono smontate e tradotte nei discorsi di forze sociali,  media e politica mainstream come problemi economici e di criminalità o come questioni legate al lavoro, l’abitazione, le migrazioni, l’identità? I numerosi episodi di intolleranza che oggi in Italia interessano quotidianamente i migranti (e soprattutto musulmani, zingari e rumeni) quasi mai sono riconosciuti nella  sfera pubblica come frutto di un atteggiamento razzista o di un razzismo popolare.

(…) Questo é a nostro parere il più ovvio sintomo della crescente razzializzazione della società italiana poiché non é difficile sostenere che questa accurata rimozione ci parli del contrario: oggi in Italia la maggior parte del conflitti sociali, specialmente nel quadro della crisi economica globale, si esprimono solo in termini razziali. In altre parole la nostra idea é che la forclusione della razza nella dibattito pubblico in Italia – strettamente legata alla storica incapacità di elaborare il passato fascista – (Mitscherlicht 1984; si veda anche Mellino 2006) (…) – non é altro che il necessario supplemento alla crescente razzializzazione dello spazio sociale italiano, ovvero un complesso di interpellazioni “attraverso cui i significati della razza sono collegati a particolari istanze – spesso trattati come problemi sociali – o in cui la razza appare o spesso é il fattore centrale del modo in cui sono definiti e compresi ” (Cfr Murji, Solomos 2005: 3). Quello che vogliamo sottolineare é che data le particolari configurazioni storiche del processo di costruzione della nazione (…), più diventa evidente la materiale costituzione razziale della società italiana tanto più violenta sarà la sua forclusionediscorsiva sia all’intero che all’esterno del campo istituzionale. Allora sulla scena italiana, la razza potrebbe emergere come significante fondamentale ovvero come “operatore” di significato sociale, pratica e soggettività solo attraverso: a) la “violenza implosiva” generata da episodi di “ansietà etnica punitiva” (si veda Appadurai 2001) come quelli descritti sopra, determinati da quello che può essere definito (seguendo il concetto lacaniano di forclusione) come “deliri e allucinazioni razziali collettive”; o, alternativamente, b) attraverso la pressione politica o le enunciazioni degli outsiders. Noi pensiamo che questa sia una caratteristica centrale del razzismo italiano contemporaneo.

Sfida aperta al razzismo contemporaneo

Non é casuale che proponiamo i termini “razza” e “razzializzazione” per sfidare le interpellazioni del razzismo contemporaneo in Italia. Questi termini sono pressoché assenti dal lessico degli studi sociali, storici, culturali e politici in Italia, ed incontrano forti resistenze nei discorsi delle differenti voci del movimento anti-razzista italiano. Pensiamo dunque che sia giunto il momento chw il dibattito antirazzista italiano si arricchisca e sicomplichi introducendo le nozioni di “razza” e “razzializzazione” nella sua agenda (…).

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