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Il gruppo giuristi VPOD invita a votare NO il 9 giugno all’inasprimento della legge sull’asilo, ricordando che stiamo parlando dello 0.5 % della popolazione residente.

giugno 1, 2013

La modifica contiene alcuni elementi altamente critici nell’ottica dello stato di diritto. Da un lato, comprende un’ampia delega al Consiglio federale di poter prevedere delle fasi di test per valutare nuove procedure. Se da un lato condividiamo l’obiettivo di accelerare le procedure d’asilo, anche nell’interesse dei e delle dirette interessate, non possiamo per contro condividere che l’esecutivo possa sostituirsi al legislatore, sovvertendo il principio della separazione dei poteri, uno dei principi fondanti del nostro Stato. Inoltre, la possibilità di ridurre i termini di ricorso a 10 giorni è contrario al diritto fondamentale ad un ricorso effettivo.

Anche la norma che prevede la creazione di centri speciali in cui “collocare i richiedenti l’asilo che compromettono la sicurezza e l’ordine pubblici o che con il loro comportamento disturbano considerevolmente l’esercizio regolare dei centri di registrazione” non è degno di uno stato di diritto. A parte il fatto che il concetto di “centri speciali”, così come “disturbare considerevolmente” sono concetti non definiti e non noti al diritto svizzero, non è neppure definita la procedura da seguire per disporre una misura altamente limitante delle libertà individuali, diritti fondamentali che spettano a tutti gli esseri umani, al di là della loro provenienza e statuto giuridico. Questa norma apre le porte all’arbitrio. Persino l’Alto Commissariato per i Rifugiati ha chiesto alla Svizzera di chiarire il concetto di “centri speciali”, rilevando come vi fosse poca chiarezza rispetto agli effetti pratici e la realizzazione di questa misura. In Ticino, nell’ambito della privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria, si ipotizza persino di estendere ai cosiddetti richiedenti l’asilo “recalcitranti” la cerchia delle persone collocate all’interno delle strutture carcerarie cantonali (anche senza aver commesso alcun reato penale), la cui sorveglianza può essere trasferita a privati.

Invitiamo quindi a votare NO il 9 giugno e a sostenere il referendum contro la privatizzazione della sorveglianza carceraria: questa politica lascia affondare le persone, ma anche i valori su cui si basa il nostro Paese.

Edy Meli, presidente gruppo giuristi VPOD

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